Stefano Pezzuto intervista – Prestige e Ducati

A tu per tu con Stefano Pezzuto, tra Prestige e Ducati

 
 
Campione in carica della 125 e collaudatore delle nuove cross di Borgo Panigale, è anche l’unico pilota ad aver corso tutte le edizioni dell’italiano Elite: “Finché sono competitivo, non riesco a smettere”
 
 

Roma – In questo periodo di argomenti da intavolare con Stefano Pezzuto ce ne sono a sufficienza per riempire un giornale intero. Il 33enne piemontese si accinge a cominciare la sue 15esima stagione nel campionato Prestige ed è l’unico pilota in attività ad aver corso tutte le edizioni di questo campionato, tra l’altro sempre nelle posizioni di vertice. Inoltre è il campione in carica del Prestige 125 e il collaudatore della nuovissima Ducati da cross, che proprio al campionato italiano farà il suo debutto ufficiale in gara.

Pezzuto difenderà il suo primato nella 125 a partire dal 10 marzo, a Città di Castello. Poi la settimana dopo sarà impegnato con l’apertura stagionale del Prestige Mx1 a Mantova.

Stefano, da dove nasce questa passione per la 125?
“Quando ero giovane sono passato direttamente dalla mini 85 alla 250 4 tempi, perché in quegli anni la 125 non aveva una categoria sua. Un po’ mi mancava questa cosa, anche perché la 125 è una moto che mi diverte anche più della 450. Qualche anno fa Renzo Sandroni mi ha contattato per correre il Prestige 125 e, siccome lui c’è stato per me quando ho avuto bisogno, adesso mi fa piacere ricambiarlo”.

Quindi sarai ancora nel team RSR?
“Sì, useremo sempre la GasGas con cui abbiamo corso nel 2022 e 2023, una moto che ha ancora poche ore perché la uso praticamente solo in gara. È l’ultima versione della moto a carburatore e la voglio così, perché non mi piace l’iniezione sulla 125”.

 

 
Da qualche anno sei il punto di riferimento del Prestige 125 e a volte fatichi a trovare avversari Elite del tuo livello. Cosa manca a questo campionato per arricchire il suo parterre?
“Credo che sia solo un problema di budget dei team. Il campionato è bello e so che tanti piloti lo vorrebbero correre, ma non riescono a farlo perché per le loro squadre è un costo che non si possono permettere. Io ho la fortuna di avere Sandroni che si dedica solo al 125, ma in generale i team dei piloti Elite investono nel Prestige Mx1 e nella stagione internazionale e fanno fatica a trovare le risorse per affrontare anche il campionato 125. Purtroppo nel motocross di oggi è difficile far quadrare i conti”.

Che ne pensi del calendario del Prestige 125 quest’anno?
È praticamente uguale a quello del 2023, tranne Malpensa che entra al posto di Bosisio Parini. Sono tutte belle piste old style, con tante salite e discese, dove c’è gusto a usare il 125. I terreni non sono preparati come al Prestige Mx1, ma è giusto così, perché è un campionato dove corrono anche gli amatori e gli Over 40 e quindi bisogna trovare un compromesso che vada bene un po’ a tutti”.

 


Stefano Pezzuto nei test Ducati

Domanda inevitabile sulla Ducati: che moto dobbiamo aspettarci?
“È una moto nata bene e ve lo dice quello che ci è salito per primo. Già al primissimo test, quello in cui di solito si controlla solo se la moto regge l’impatto con la pista, mi sono reso conto che c’era tanto potenziale e mi sentivo di poter spingere forte. Ha una bella ciclistica, è molto leggera e le prestazioni del motore sono una garanzia. Io e Antoine Meo stiamo lavorando sulle moto che andranno in produzione, anche se ovviamente siamo in connessione con il reparto racing. Devo dire che è molto stimolante lavorare con Meo: lui è un grande campione e ha più esperienza di me a certi livelli, ma è sempre pronto a darmi dei consigli su come posso migliorare il mio lavoro. Sono molto contento del clima che si è creato, anche con gli ingegneri”.

Perché Ducati ha scelto te?
“Forse perché nell’ambiente si sa che sono un rompipalle (ride ndr). Io sulla moto sento tutto, sono molto esigente sulla messa a punto ed evidentemente Ducati aveva bisogno proprio di quello. Qualche anno fa ero stato chiamato da un’azienda per fare dei test e, alla fine di quella giornata, si erano presentate delle persone che mi avevano parlato di un nuovo progetto per il motocross. Dopo qualche tempo ho ricevuto la chiamata da Ducati per iniziare a lavorare con loro. A volte la mia sensibilità in sella è stata uno svantaggio, ma in questo caso direi che mi ha aperto le porte di un progetto straordinario”.

Parliamo del Prestige Mx1. Con che moto correrai?
“Con la Yamaha 450 del team LCR”.

 


Stefano Pezzuto 

Sei l’unico pilota in attività ad aver corso tutte le edizioni del Prestige, fin dal 2009, quindi sei testimone dei grandi cambiamenti che ha vissuto questo campionato. Anche se a volte non hai risparmiato delle critiche.
“Le mie critiche non sono rivolte al campionato Prestige, ma al mondo del motocross in generale. Secondo me stiamo cercando di diventare più grandi di quello che siamo davvero, bisognerebbe tornare un po’ coi piedi per terra, ma ormai questa è la direzione che ha preso lo sport e non penso che cambierà a breve. Detto questo, faccio tanto di cappello a chi sta gestendo il Prestige: è diventato un campionato conosciuto in tutta Europa e il livello delle gare è cresciuto enormemente rispetto ai primi anni. Anche se ormai un pilota come me non può più sperare di vincere”.

Perché?
“Le piste del Prestige sono preparate in maniera fantastica, ma poi in allenamento non si riescono a replicare quelle condizioni e quindi in gara faccio fatica a trovare il feeling. Io non lavoro in fabbrica, ci mancherebbe, ma non posso avere la preparazione di un pilota che fa le gare internazionali, né come frequenza degli allenamenti, né come abitudine ai terreni con buche e canali”.

Però dovrebbe essere comunque una soddisfazione schierarsi insieme ai migliori piloti e poter dire che, nonostante tutto, sei a certi livelli. Alla fine, anche nel 2023 hai fatto un podio e hai finito nella top ten.
“Infatti quello che mi fa continuare a correre è proprio il fatto che riesco ancora a stare coi primi. Adesso ho 33 anni, ho una famiglia e vorrei dedicarmi ad altri progetti, ma non me la sento di smettere finché sono competitivo”.

 

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