KEN ROCZEN INTERVIEW – “I’ve already won!”

Scritto sabato 16 dicembre 2017 alle 10:29.

Una bell’intervista estrapolata dalla presentazione del Team Honda HRC Americano, mentre Ken Roczen era attorniato dai microfoni per rispondere alle svariate domande, così ci è sembrato carino riproporvela con i pezzi migliori e più interessanti.

Buona lettura!
PS: stiamo fremendo per l’attesa al Supercross 2018!

Traduzioni by Alberto Herholdt

Ciao Ken, come sta andando il rientro in moto?

Sai non c’e’ niente come andare in moto. Mi sono allenato parecchio in palestra per recuperare l’infortunio ma ogni volta che salivo in moto avevo dolori un po’ ovunque specialmente al braccio. Non tanto al gomito ma il polso mi dava parecchio fastidio, specialmente la mano. Ancora oggi mi da fastidio perché la sensibilità della mano e’ parecchio diversa rispetto a prima. Ormai e’ un mese e mezzo che sono tornato in moto e non e’ passato un attimo che non pensassi al mio braccio perché lo sento sempre un po’ diverso. Ultimamente sto capendo però che il braccio non potrà svantaggiarmi in nessun modo anche se non sarà più come prima. Questo e’ quello che sto cercando di mettermi in testa.

Questo infortunio ha cambiato il tuo modo di andare in moto?

Il gomito non lo distendo ancora del tutto ma in moto non conta tanto perché lo distendi raramente. Invece il polso ha perso parecchia mobilità e questo è stato il problema maggiore. Avevo praticamente zero movimento del poso ed era parecchio debole. Dovevo guidare con il polso rigido e questa non è una bella cosa. Da quando ho provato il Mobius brace le cose sono migliorate parecchio. Non pensavo che funzionasse così bene! Se in questo momento dovessi toglierlo per girare in moto, non penso che sia così divertente. Se pensiamo a Jessy Nelson che correva senza il pollice, agli occhi di tutti sembra impossibile poter guidare una moto senza un pollice e invece lui guidava benissimo. Una volta che ti trovi con una limitazione, cerchi di adattarti e poi ti abitui. Magari ci vorrà del tempo ma se poi alla fine funziona, è tutto quello che conta!

C’è mai stato un punto in cui hai pensato: “Non correrò mai più” o sei sempre stato determinato?

Sì, c’era. Quando sono andato in ospedale per la prima volta, ho avuto la sindrome compartimentale e tutto il resto. Il dottore entrò e disse che se non avessimo fatto un intervento chirurgico subito avremmo potuto perdere il braccio molto facilmente. All’inizio era normale perché il gonfiore non erano in grado di vedere quanto fosse grave in realtà, perché c’era così tanta infiammazione e altre cose in corso. Alcuni giorni dopo si resero conto. Era il peggiore che potessi avere per il mio braccio. Il mio scafoide era così frantumato in troppi pezzi. Ecco perché mi hanno tolto l’osso dalla gamba per rimetterlo insieme. A quel tempo, non ne sapevamo molto, dicevamo: “Salviamo il braccio e poi ci preoccupiamo di poter anche cenare con quel braccio”. Quella era la priorità, eravamo preoccupati di poter fare cose un po ‘normali nella vita come la cena o prendere un drink. Ecco quanto è stato pessimo. All’inizio non ero sicuro. Dovevo solo aspettare. Non appena le cose andarono oltre, dissi: “Fanculo”, non posso permettere che questo accada è proprio lì che è cambiato il mio stato mentale, non vedevo l’ora di tornare al 100%. Ho fatto tanti piccoli passi e settimane in cui non ho sentito nulla. Doveva quasi guarire un po ‘per sentire la differenza, ma all’inizio era così brutto che con il gonfiore e tutto il resto non vedevo alcun progresso. Forse il dottore l’ha fatto, ma io non ne ho visto nessuno. Pensaci, quando hai qualcosa di brutto e dici che in una normale frattura ossea hai da sei a otto settimane, senti il ​​tuo braccio stare meglio quasi ogni giorno. Bene, non ho sentito alcuna differenza da un mese all’altro e un altro. È un tempo piuttosto lungo per non sentire nulla per cui il tuo braccio non ha guadagnato nulla, né sembra migliore o si sente meglio. È molto tempo.

Quali sono le differenze degli incidenti che hai avuto alla MEC e ad A2?

Alla MEC e’ stata semplicemente colpa mia, la moto non c’entra niente. Sono arrivato corto su un salto ma sono riuscito comunque a caricare un po’ il posteriore ma la mia ruota posteriore era parecchio lontana dall’ atterraggio ed e’ stato quello che mi ha fatto sbalzare in avanti. Quindi l’incidente della MEC non ha niente a che vedere con quello di A2.

Mi piace guidare la moto un po’ più morbida di quello che dovrebbe essere ma può succedere quello che e’ successo a me ad A2. Ora sto provando un sacco si diverse sospensioni per poter trovare quella ottimale. Vorrei cercare di evitare ancora un errore del genere. Ripeto non e’ stata solo colpa delle sospensioni ma e’ stato un insieme di fattori che mi ha portato ad avere quell’incidente. Ho visto un pò di volte l’incidente, l’ho visto, quindi penso che il mio mono sia stato solo morbido. Stavamo provando alcune cose, mi sentivo bene, non volevo cambiare nulla. È stato un incidente strano, ma penso che sarebbe stato d’aiuto se le mie sospensioni fossero state un po ‘più rigide. È quello che penso…

Che differenze ci sono sulla tua moto tra Outdoor e Supercross? Sappiamo che utilizzavi le sospensioni degli Outdoor anche per il Supercross.

Showa stava portando tantissime opzioni e abbiamo lavorato su parecchie buone cose. Negli Outdoor mi trovavo veramente bene con la moto e così ho deciso di adattare un po’ quella moto al Supercross. La mia scelta e’ sicuramente rimanere con i ragazzi di Showa visto che ormai sono due anni che lavoriamo insieme e mi trovo molto bene.  

Come sta andando il tuo programma di allenamento nella off season?

Abbiamo provato diversi metodi e diversi programmi. Penso che abbiamo raggiunto il massimo che potevamo fare. Mi sto allenando parecchio e tutto il lavoro che sto facendo lo sto assorbendo traendo dei vantaggi. Delle volte quando ti alleni molto non riesci ad assorbire tutto il lavoro fatto ma questo non e’ il caso. Sono molto concentrato su me stesso e non mi interesso degli altri.  

Come ti trovi in questo team e con la gente che ci lavora?

Fin da prima dell’incidente il rapporto era ottimo e poi l’incidente ci ha legati ancora di più. Durante le operazioni avevo vicino a me gente del team e quello mi ha aiutato molto. Anche il Dott. Viola ha avuto un ruolo fondamentale. Mi spiegava veramente tutto nel dettaglio di quello che stava succedendo al mio corpo e delle evoluzioni del mio infortunio. Abbiamo parecchio materiale e credo che faremo un piccolo documentario per far vedere alla gente tutto il lavoro fatto. Penso che sia qualcosa di bello da far conoscere e da vedere. 

 

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